lunedì 14 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
MITICO !! ( SARA' IL PAPA' DI GG D'AG ? )
..questo è il ritmo che mi sento addosso da 15 giorni a questa parte !!
mercoledì 9 marzo 2011
MA QUANDO SON SERENO IO NON POSSO FARE A MENO DI DIRE MAMMA MIA CHE FORTUNA CHE CI SIA...
A volte mi chiedo come si possano vedere differentemente le cose quotidiane in base ai nostri umori, bioritmi, ritmi circadiani e tempeste ormonali e a volte, anche alcolici :-)).
Normale direte voi, siamo esseri umani e questo, essendo fatti di carne, ossa e processi biologici è un meccanismo ripetuto all'infinito o almeno nell'arco della vita.
La corsa ( senza stare a ripetere i benefici che da ), è senz'altro il modo migliore per stabilizzarci, rendendoci più forti e puliti dentro, il rigenerante delle nostre cellule, la cura alle nostre malattie fisiche,nevrosi e in alcuni rari casi, psicosi.
Diversamente, se la corsa non è praticata, si affrontano le cose in maniera quotidiana, si mette una toppa qua ed una la, ci si deprime, ci si riprende, ma forse le situazioni vengono affrontate in maniera più diretta, anche a costo di cadere veramente in basso, ma come ha detto già qualcuno, quando sei laggiù ed hai ancora la forza e quel minimo di luce dentro, riesci a darti la spinta e a riportarti su, affrontando veramente i o il problema.
Il potere endorfinico della corsa, per fortuna o purtroppo, ci da una tale carica e dipendenza, certamente come una droga positiva che, diventa di per se quasi un motivo di vita e quando le cose vanno male, ci si rifugia a maggior ragione in lei.
Questa può essere una cosa positiva, soprattutto come nel caso del triatleta di cui ho parlato nel post precedente ( salvato proprio fisicamente ), quando però si parla di vita quotidiana, penso che il pericolo dell'arma a doppio taglio sia in agguato, perchè se per un banale motivo, quale ad esempio un infortunio o la mancanza di tempo per motivi lavorativi o familiari non ci si riesce ad allenare, il castello rischia davvero di vacillare se non crollare e, quelle belle sensazioni provate lungo tutti quei km, in realtà possono farci trovare davanti ad una realtà che non ci piaceva, ma messa da parte per la corsa stessa.
La corsa può sicuramnete renderci delle persone migliori, a patto che la non sia l'unica cosa che ci fa stare bene, allora diventa tremendo.
Normale direte voi, siamo esseri umani e questo, essendo fatti di carne, ossa e processi biologici è un meccanismo ripetuto all'infinito o almeno nell'arco della vita.
La corsa ( senza stare a ripetere i benefici che da ), è senz'altro il modo migliore per stabilizzarci, rendendoci più forti e puliti dentro, il rigenerante delle nostre cellule, la cura alle nostre malattie fisiche,nevrosi e in alcuni rari casi, psicosi.
Diversamente, se la corsa non è praticata, si affrontano le cose in maniera quotidiana, si mette una toppa qua ed una la, ci si deprime, ci si riprende, ma forse le situazioni vengono affrontate in maniera più diretta, anche a costo di cadere veramente in basso, ma come ha detto già qualcuno, quando sei laggiù ed hai ancora la forza e quel minimo di luce dentro, riesci a darti la spinta e a riportarti su, affrontando veramente i o il problema.
Il potere endorfinico della corsa, per fortuna o purtroppo, ci da una tale carica e dipendenza, certamente come una droga positiva che, diventa di per se quasi un motivo di vita e quando le cose vanno male, ci si rifugia a maggior ragione in lei.
Questa può essere una cosa positiva, soprattutto come nel caso del triatleta di cui ho parlato nel post precedente ( salvato proprio fisicamente ), quando però si parla di vita quotidiana, penso che il pericolo dell'arma a doppio taglio sia in agguato, perchè se per un banale motivo, quale ad esempio un infortunio o la mancanza di tempo per motivi lavorativi o familiari non ci si riesce ad allenare, il castello rischia davvero di vacillare se non crollare e, quelle belle sensazioni provate lungo tutti quei km, in realtà possono farci trovare davanti ad una realtà che non ci piaceva, ma messa da parte per la corsa stessa.
La corsa può sicuramnete renderci delle persone migliori, a patto che la non sia l'unica cosa che ci fa stare bene, allora diventa tremendo.
lunedì 7 marzo 2011
FACILE DA FIGHETTI, MA LUI....
Corri per tornare a vivere"Andreas, da drogato a Ironman
BERLINO - Era tossicodipendente ed eroinomane dall'età di 15 anni, finiva spesso privo di sensi nelle toilettes delle stazioni, viveva in strada. Poi si è salvato grazie allo sport, è diventato un triatleta di successo. Prima il suo libro, "vom Junkie zum Ironman", da drogato ad atleta della corsa ironman, poi ora il film che ne ha tratto, "Lauf um dein Leben" (corri per salvare la tua vita), girato insieme al regista Fritjof Hohagen, ne hanno fatto l'ex drogato più famoso di Germania dopo Cristiana F., la protagonista di 'Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino'. Il protagonista di questa storia commovente e straordinaria si chiama Andreas Niedrig, oggi ha 40 anni. Continua a correre, e tiene seminari, corsi e iniziative pubbliche per insegnare ai giovani a non cadere preda delle droghe. La sua corsa per la vita continua. La storia di Andreas Niedrig scuote il pubblico tedesco, tanto che ieri la Sueddeutsche Zeitung, il quotidiano di qualità più diffuso, gli ha dedicato una pagina. "Ormai sono 'clean', pulito, da 19 anni", racconta Niedrig al collega Jochen Temsch del giornale di Monaco. La sua storia avrebbe potuto finire ben diversamente. Andreas è nato 40 anni fa a Oer-Erkenschwick, una città ai margini del grigio territorio della Ruhr, l'antico cuore industriale e carbonifero d'Europa. Da bambino aveva difficoltà a scuola, a 13 anni cominciò a fumare. Poi due anni dopo passò alle droghe pesanti: cocaina, speed, lsd, eroina. Cominciò il tunnel nell'inferno: chiuso nei bagni delle stazioni ferroviarie per iniettarsi la droga, veniva spesso trovato svenuto. Viveva in strada come un mendicante, soffriva di paranoie.
Una dura terapia lo ha salvato dalla tossicodipendenza, ma quando si trattò di tentare di cominciare una vita normale suo padre, agente di polizia, non credette in lui. Lo riteneva un incapace, non gli dette fiducia. Andreas frequentò corsi di avviamento professionale come meccanico ortopedico. Ma non gli bastava, voleva mostrare al padre e al mondo di potercela fare a rialzarsi in piedi. Cominciò ad allenarsi per il Triathlon. Sono prove durissime: 3,8 chilometrti di nuoto, poi 180 chilometri in bicicletta, poi di corsa il percorso della maratona, cioè 42 chilometri e 195 metri. Nei suoi tempi migliori da atleta Andreas realizzò un tempo di otto ore, tre minuti e 54 secondi. Fu una volta secondo e due volte terzo alla gara europea Ironman, una volta settimo a Ironman mondiale nelle Hawaii. Si era salvato, ma dedicandosi allo sport estremo - con a fianco l'appoggio affettuoso della moglie Sabine - si sentiva tagliato fuori dalla vita reale. Lo stress fisico lo ha costretto anche a dolorose operazioni: al piede sinistro gli manca un terzo della muscolatura, due viti al titanio tengono saldo il suo tallone d'Achille. Eppure una settimana fa ha corso la gara ironman in Sudafrica ed è arrivato nono. Otto anni fa pubblicò il libro. Se ne parlò - ma non tanto come lui avrebbe voluto. E soprattutto, le testate e i programmi tv sportivi lo ignorarono. Si accorsero di lui solo i giornali locali della sua regione, e da quegli articoli nacque l'idea del film. Girato insieme a Fritjof Hohagen e ora pronto: uscirà giovedì sugli schermi tedeschi. La notorietà ora è arrivata, Andreas vuole usarla per fare del bene. Non incassa un euro dei compensi dei suoi corsi, conferenze e seminari, attività per cui è prenotato fino al 2009: li devolve a iniziative per l'aiuto dei tossicodipendenti. Il suo sogno adesso è creare una fondazione per aiutare i ragazzi che affrontano i problemi combattuti da lui in gioventù. Lauf um dein Leben è anche un aiuto per loro: non un film sullo sport, ma piuttosto la storia drammatica di una vittima della droga che si salva con la sua forza di volontà. "Chi ha mai detto che la vita deve essere sempre facile? Non è questo il senso della vita", avverte.
....imperdibile per i triatleti e comunque per ogni appassionato di sport !!!
BERLINO - Era tossicodipendente ed eroinomane dall'età di 15 anni, finiva spesso privo di sensi nelle toilettes delle stazioni, viveva in strada. Poi si è salvato grazie allo sport, è diventato un triatleta di successo. Prima il suo libro, "vom Junkie zum Ironman", da drogato ad atleta della corsa ironman, poi ora il film che ne ha tratto, "Lauf um dein Leben" (corri per salvare la tua vita), girato insieme al regista Fritjof Hohagen, ne hanno fatto l'ex drogato più famoso di Germania dopo Cristiana F., la protagonista di 'Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino'. Il protagonista di questa storia commovente e straordinaria si chiama Andreas Niedrig, oggi ha 40 anni. Continua a correre, e tiene seminari, corsi e iniziative pubbliche per insegnare ai giovani a non cadere preda delle droghe. La sua corsa per la vita continua. La storia di Andreas Niedrig scuote il pubblico tedesco, tanto che ieri la Sueddeutsche Zeitung, il quotidiano di qualità più diffuso, gli ha dedicato una pagina. "Ormai sono 'clean', pulito, da 19 anni", racconta Niedrig al collega Jochen Temsch del giornale di Monaco. La sua storia avrebbe potuto finire ben diversamente. Andreas è nato 40 anni fa a Oer-Erkenschwick, una città ai margini del grigio territorio della Ruhr, l'antico cuore industriale e carbonifero d'Europa. Da bambino aveva difficoltà a scuola, a 13 anni cominciò a fumare. Poi due anni dopo passò alle droghe pesanti: cocaina, speed, lsd, eroina. Cominciò il tunnel nell'inferno: chiuso nei bagni delle stazioni ferroviarie per iniettarsi la droga, veniva spesso trovato svenuto. Viveva in strada come un mendicante, soffriva di paranoie.
Una dura terapia lo ha salvato dalla tossicodipendenza, ma quando si trattò di tentare di cominciare una vita normale suo padre, agente di polizia, non credette in lui. Lo riteneva un incapace, non gli dette fiducia. Andreas frequentò corsi di avviamento professionale come meccanico ortopedico. Ma non gli bastava, voleva mostrare al padre e al mondo di potercela fare a rialzarsi in piedi. Cominciò ad allenarsi per il Triathlon. Sono prove durissime: 3,8 chilometrti di nuoto, poi 180 chilometri in bicicletta, poi di corsa il percorso della maratona, cioè 42 chilometri e 195 metri. Nei suoi tempi migliori da atleta Andreas realizzò un tempo di otto ore, tre minuti e 54 secondi. Fu una volta secondo e due volte terzo alla gara europea Ironman, una volta settimo a Ironman mondiale nelle Hawaii. Si era salvato, ma dedicandosi allo sport estremo - con a fianco l'appoggio affettuoso della moglie Sabine - si sentiva tagliato fuori dalla vita reale. Lo stress fisico lo ha costretto anche a dolorose operazioni: al piede sinistro gli manca un terzo della muscolatura, due viti al titanio tengono saldo il suo tallone d'Achille. Eppure una settimana fa ha corso la gara ironman in Sudafrica ed è arrivato nono. Otto anni fa pubblicò il libro. Se ne parlò - ma non tanto come lui avrebbe voluto. E soprattutto, le testate e i programmi tv sportivi lo ignorarono. Si accorsero di lui solo i giornali locali della sua regione, e da quegli articoli nacque l'idea del film. Girato insieme a Fritjof Hohagen e ora pronto: uscirà giovedì sugli schermi tedeschi. La notorietà ora è arrivata, Andreas vuole usarla per fare del bene. Non incassa un euro dei compensi dei suoi corsi, conferenze e seminari, attività per cui è prenotato fino al 2009: li devolve a iniziative per l'aiuto dei tossicodipendenti. Il suo sogno adesso è creare una fondazione per aiutare i ragazzi che affrontano i problemi combattuti da lui in gioventù. Lauf um dein Leben è anche un aiuto per loro: non un film sullo sport, ma piuttosto la storia drammatica di una vittima della droga che si salva con la sua forza di volontà. "Chi ha mai detto che la vita deve essere sempre facile? Non è questo il senso della vita", avverte.
....imperdibile per i triatleti e comunque per ogni appassionato di sport !!!
mercoledì 2 marzo 2011
MOH... ALMENO A1 ( NEL CASO DI VETRI, PIETRE E CACCHE..)
Un team di ricercatori negli Stati Uniti ha confrontato gli effetti del correre a piedi nudi o con moderne scarpe da corsa sull’anca, sul ginocchio e sulla caviglia, e ha concluso che l’uso delle scarpe comporta maggiore stress su queste articolazioni rispetto alla corsa a piedi nudi o anche camminare con scarpe col tacco alto.
Lo studio è stato condotto dal dr. D Casey Kerrigan, della JKM Technologies LLC, a Charlottesville, Virginia e colleghi dell’Università del Colorado e dell’Università della Virginia, ed è stato pubblicato sulla rivista PM & R:The journal of injury, function and rehabilitation.
Per lo studio, Kerrigan e colleghi hanno reclutato 68 giovani adulti sani (37 donne, 31 uomini), con nessuna storia di lesioni muscolo-scheletriche e che, regolarmente, facevano corse di almeno 15 miglia (24 km) a settimana con scarpe da corsa che sono generalmente disponibili nei negozi.
Hanno dato a ciascuno dei partecipanti un paio di scarpe da corsa che erano tra le più comuni, e senza alcuna particolare caratteristica. Hanno poi osservato i partecipanti correre con queste scarpe, e poi a piedi nudi, su una pedana mobile, con un sistema di analisi del movimento. I dati sono stati raccolti dopo un periodo di riscaldamento e mentre i corridori seguivano un ritmo comodo scelto individualmente.
Essi hanno osservato che, in confronto alla corsa a piedi nudi, correre con le scarpe da corsa ha portato a:
Aumento della torsione delle giunture a livello dell’anca, del ginocchio e della caviglia;
Aumento sproporzionato della torsione interna dell’anca e della flessione del ginocchio e de ginocchio varo;
In media questi aumenti di torsioni sono stati del 54% verso l’interno, del 36% flessione del ginocchio, e del 38% del ginocchio varo.
I ricercatori hanno concluso che, mentre le tipiche scarpe da corsa sostengono e proteggono i piedi abbastanza bene, al contempo stressano i fianchi, le ginocchia e le caviglie, e questo è probabilmente causato da un tacco elevato e dal materiale aggiuntivo sotto l’arco mediale.
Essi hanno inoltre osservato che il 36-38% degli incrementi delle torsioni delle articolazioni del ginocchio erano ancora maggiori di quelle osservate in precedenti ricerche basate sul passeggiare con scarpe con il tacco alto, le quali hanno mostrato un aumento del 20-26% della torsione delle articolazioni.
[Fonte: Medicalnewstoday]
Lo studio è stato condotto dal dr. D Casey Kerrigan, della JKM Technologies LLC, a Charlottesville, Virginia e colleghi dell’Università del Colorado e dell’Università della Virginia, ed è stato pubblicato sulla rivista PM & R:The journal of injury, function and rehabilitation.
Per lo studio, Kerrigan e colleghi hanno reclutato 68 giovani adulti sani (37 donne, 31 uomini), con nessuna storia di lesioni muscolo-scheletriche e che, regolarmente, facevano corse di almeno 15 miglia (24 km) a settimana con scarpe da corsa che sono generalmente disponibili nei negozi.
Hanno dato a ciascuno dei partecipanti un paio di scarpe da corsa che erano tra le più comuni, e senza alcuna particolare caratteristica. Hanno poi osservato i partecipanti correre con queste scarpe, e poi a piedi nudi, su una pedana mobile, con un sistema di analisi del movimento. I dati sono stati raccolti dopo un periodo di riscaldamento e mentre i corridori seguivano un ritmo comodo scelto individualmente.
Essi hanno osservato che, in confronto alla corsa a piedi nudi, correre con le scarpe da corsa ha portato a:
Aumento della torsione delle giunture a livello dell’anca, del ginocchio e della caviglia;
Aumento sproporzionato della torsione interna dell’anca e della flessione del ginocchio e de ginocchio varo;
In media questi aumenti di torsioni sono stati del 54% verso l’interno, del 36% flessione del ginocchio, e del 38% del ginocchio varo.
I ricercatori hanno concluso che, mentre le tipiche scarpe da corsa sostengono e proteggono i piedi abbastanza bene, al contempo stressano i fianchi, le ginocchia e le caviglie, e questo è probabilmente causato da un tacco elevato e dal materiale aggiuntivo sotto l’arco mediale.
Essi hanno inoltre osservato che il 36-38% degli incrementi delle torsioni delle articolazioni del ginocchio erano ancora maggiori di quelle osservate in precedenti ricerche basate sul passeggiare con scarpe con il tacco alto, le quali hanno mostrato un aumento del 20-26% della torsione delle articolazioni.
[Fonte: Medicalnewstoday]
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